Progetti speciali per la cultura

“La cultura è un bene comune primario come l’acqua: i teatri, le biblioteche e i cinema sono come tanti acquedotti.” Claudio Abbado

Cultura ed Impresa: sono inconciliabili? È proprio questa la domanda che ci siamo posti lo scorso anno quando abbiamo ipotizzato, all’interno della nostra struttura di management & consulting, una divisione specializzata in ambito culturale.

E la risposta è stata no!

Anzi, l’idea di coniugare mondi apparentemente distanti, rappresenta una reale opportunità nel mercato del lavoro in quanto siamo tutti consapevoli, oggi più di ieri, che dietro qualsiasi attività del settore artistico e culturale, dovrebbe sempre coesistere un modello economico gestionale in grado di sostenerla.

Purtroppo i fatti ancora ci mostrano scenari molto differenti e lontani, visto che il pensar comune percepisce la cultura, o il farla, come terreno di facile improvvisazione e leggerezza. Infatti capita spesso di osservare che i titolari di un progetto culturale sono troppo coinvolti dal trasporto emozionale del “bello della cultura” senza che facciano alcuna considerazione della funzionalità strategica che hanno tutti quei delicati processi sottostanti e basilari - norme dedicate, leve finanziarie e societarie unite ad un’adeguata progettazione artistica - in grado di fare di un’impresa culturale e creativa un’attività degna di questo nome.

Le ragioni di queste potenziali carenze strutturali possono essere riconducibili a diversi fattori, a volte anche compresenti:
  • la frenesia compulsiva di offrire un “prodotto di qualità” ad un pubblico sempre più competente ed esigente, può produrre un devastante effetto boomerang;
  • un sistema pubblico che per lungo tempo (anche se, sul fronte, si delineano cambiamenti positivi) è stato il principale driver economico finanziario non solo di Istituzioni Culturali, ma di tutte le principali organizzazioni operanti nel settore. Quindi sostenendo, “in primis”, progettualità e committenze;
  • la conseguente e nuova necessità che oggi viene richiesta agli operatori culturali di “saper fare impresa”, con criteri più o meno identici a qualsiasi altra azienda che vuol competere sul mercato;
  • la parziale, o totale mancanza, di una conoscenza approfondita degli strumenti operativi utilizzati dai nuovi management culturali, ancora prima che dell’impiego e supporto di innovativi modelli economico e gestionali.

Il dibattito su questi temi, anche a livello italiano, è molto acceso. Tuttavia cominciano a intravedersi interessanti novità:

  • il maggiore e crescente intervento del privato in partecipazione e sostegno (non più solo come sponsor) contribuendo ad elevare anche “cultura d’impresa” e know how generale;
  • l’utilizzo di innovativi strumenti d’investimento sulle progettualità, né più né meno di come si fa in altri settori merceologici, per cui processando crescita e sviluppo sono in grado di generare valore e opportunità;
  • la considerazione che le organizzazioni culturali sono vere e proprie aziende, capaci di creare e generare lavoro e occupazione in uno degli ambiti d’eccellenza del nostro Paese.
  • Da queste considerazioni come pure dall’esperienza gestionale maturata da decenni, la Pino Management & Partners, con un taglio prettamente “operation & problem solving”, mette a disposizione delle organizzazioni culturali (pubbliche, private, miste o partecipate) strumenti efficaci ed efficienti.
Tutto questo con un obiettivo preciso sia per realtà imprenditoriali in essere sia per quelle ancora in fase embrionale.

Per le prime lavorando sul riposizionamento, il rilancio e l’ulteriore loro sviluppo nel mercato.

Per le seconde creando o implementando nuovi modelli strategici idonei ad affrontare, anche nel variegato mondo della cultura, mercati sempre più dinamici e complessi.

In virtù di ciò e per poter fornire con maggiore puntualità un’offerta sempre più “tailor made” al settore, la Pino Management & Partners ha deciso di aumentare da una parte la gamma dei servizi, veicolando sulla branch dedicata alla cultura quelli caratteristici del comparto management & consulting rivolto alle industry; dall’altra articolare la divisione “Progetti speciali per la cultura” operativamente nelle cinque aree di maggiore impiego e richiesta da parte del mercato.